TUTTO FINISCE QUA
“Tutto finisce qua “ mi disse lei con lo sguardi fisso.
“No…ma perché, non capisco. Ti prego dammi un’altra opportunità”. Ma lei era già sparita.
Ad improvviso mi trovo solo su una strada buia e deserta, ad un ora improbabile della notte, avvolto da una nebbia che non mi permette neanche di respirare.
Mi sento perso, smarrito, solo. Mi scendono le lacrime come ad un bambino che ha perso la mamma.
Non riesco a spiegarmi cosa sia successo, dove ho sbagliato, cosa ho fatto per farla allontanare.
E’ arrivata nella mia vita sei mesi fa.
Lo incontrata fuori dalla scuola. Si era piegata per allacciasi una scarpa è mi ha fatto inciampare…non l’avevo vista. Ha alzato lo sguardo e due occhi neri mi hanno trafitto con rabbia.
“Ti chiedo scusa non ti avevo vista….Posso aiutarti?”
Mi porse la mano per farla alzare. Il suo calore mi ha avvolto subito. I minuti passavano e io non riuscivo a togliere né lo sguardo dai suoi occhi freddi, né la mano dalla sua.
Sei mesi…. In cosi poco tempo la mia vita è cambiata radicalmente.
Non andavo più a scuola, non parlavo con nessuno. Ero a sua completa disposizione, tagliato fuori dal mondo che fino a quel momento avevo conosciuto.
Passavamo ore a gironzolare ere la città. A lei piaceva camminare, e io la seguivo. A lei piaceva osservare la gente e ci fermavamo spesso su qualche panchina. Restavamo fremi là, lei a guardare la gente, io a guardare lei.
Non potevo far almeno di guardarla. Sentivo di dovere dormire con gli occhi aperti per non perdere nessun movimento delle sue labbra, nessun respiro…..
Parlavamo tanto. Anzi io parlavo tanto. Le raccontavo la mia vita, quella vissuta e quella immaginata. Lei mi ascoltava, o cosi mi sembrava e solo raramente mi faceva sentire la sua voce.
Qualche debole “lo so”, oppure ”si caro avevo gia sentito questo” .
Mi ricordo la prima volta che mi ha chiamato “caro”. Era passato un mese e stavamo tornado a casa bagnati fino alla pelle da una fredda pioggia autunnale. Non le piaceva usare l’ombrello, e quella fu la prima volta che avevo sentito il piacere delle gocce di pioggia sulla pelle. Avevo cominciato ad amare la pioggia e lei mi ha ripagato con un “caro”.
Quella sera si è fermata a dormire da me.
Quella sera…mi ha fatto sentire la morbidezza delle sue labbra. Mi ha preso per mano e poi mi ha portato nella camera da letto. Mi ha spogliato e mi ha fatto sdraiare sul letto. Avevo freddo e miei capelli erano ancora bagnati, ma le ho obbedito.
Mi sembra di vederla come oggi, con la sua gonna da zingara color bordeaux e il maglioncino in tinta. Se lo è sfilato lentamente e lo ha lasciato cadere pesante sul tappeto. Era nuda, completamente nuda ed è rimasta lì per un po’. Per farsi guardare, per farmi innamorare. La stanza era buia e l’unica luce che me la faceva vedere erano i fanali delle macchine che correvano sotto casa mia.
Dopo un po’ è venuta a sdraiarsi di fianco a me. Sentivo il calore emanato dalla sua pelle, ma non mi attentavo di toccarla. Lei ha preso le mie mani e le ha poggiate sul suo petto. Era piccolo e sodo. Poi mi ha baciato. Ho sentito le sue labbra carnose e poi la lingua che si infilava dentro la mia bocca alla ricerca di una nuova sensazione e lo sentita dire. “fai pure tutto quello che ti senti”.
Quella note i nostro corpi si sono uniti piano, piano per darci il tempo di conoscerci uno con l’altra.
Il giorno dopo abbiamo ripreso le nostre passeggiate e le nostre osservazioni ma lei mi ha chiesto di parlarle della gente. Ho cominciato a raccontarli dei miei parenti, dei miei amici, e lei mi ascoltava e memorizzava tutte le mie parole.
Un altro mese è passato prima che lei mi si offrisse di nuovo. E quella volta è stato tutto diverso. Mi ha preso con forza anche se io non opponevo nessuna resistenza. Lo sentita godere con piccoli spasmi e poi si e lasciata prendere. Ancora e ancora.
Le notti diventavano sempre più lunghe e lei era sempre più passionale. Passavamo sempre più tempo a letto ed ero sempre più ubriaco di lei.
In quei giorni aveva scoperto un altro piacere…la lettura. Le nostre passeggiate finivano sempre in biblioteca, dove lei poteva leggere e osservare. Ogni tanto mi trovavo a girovagare tra le file polverose senza saper come ci ero arrivato, ma poi giravo lo sguardo e la vedevo là, sulla poltrona. E tornavo da lei come un cagnolino che senza il suo padrone è perso.
Tutto questo fino ad una settimana fa.
Faceva freddo e la neve non si era ancora sciolta. Ma nell’aria si sentiva l’odore della primavera. Lei mi ha preso per mano per andare a casa. La sentivo fremere di desiderio. Ma io non volevo rincasare, volevo saziare le mie narici di quell’aria. Mi sono sentito dire “andiamo al cinema, è tanto che non ci vado!” Lei ha mollato piano la presa e incredula si e fermata per guardarmi. Mi ha lasciato fare e siamo entrati in un cinema nuovo con tante luci, troppe luci. Ma lei mi ha lasciato fare.
Quella sera non si è fermata da me.
Il giorno dopo abbiamo ripreso le passeggiate e le osservazioni, solo che adesso io non parlavo più, anche io guardavo la gente che mi passava accanto. E mi sembrava di riconoscerla.
Sei giorni, sei giorni cosi.
Fino a stasera quando l’ho sentita dire “Tutto finisce qua”
Mi gira la testa…sento il mondo che mi gira intorno. Mi sembra di svegliarmi da un sogno. Sto stringendo gli occhi…no, non mi voglio svegliare. Non la voglio perdere, non c’è la faccio a vivere senza di lei.
Sono caduto nella sua rete come una mosca nella rete di un ragno. Mi ha preso, mi ha bendato, e ha cercato di farmi vedere il mondo attraverso di lei.
No, mi ha solo usato.
No, lei sapeva come doveva andava il mondo, lei ha cercato di farmi capire.
No, no sono stato sono una marionetta.
Mi gira la testa, non so cosa pensare, non so pensare…
Il mondo gira sempre più in fretta come per farmi sapere tutto quello che mi sono perso in questi sei mesi.
La nebbia mi avvolge.
Un suono…lo riconosco…sono gomme che strisciano sull’asfalto.
Un tonfo secco.
Il mondo gira sempre più veloce.
Si è fermato…….
“No…ma perché, non capisco. Ti prego dammi un’altra opportunità”. Ma lei era già sparita.
Ad improvviso mi trovo solo su una strada buia e deserta, ad un ora improbabile della notte, avvolto da una nebbia che non mi permette neanche di respirare.
Mi sento perso, smarrito, solo. Mi scendono le lacrime come ad un bambino che ha perso la mamma.
Non riesco a spiegarmi cosa sia successo, dove ho sbagliato, cosa ho fatto per farla allontanare.
E’ arrivata nella mia vita sei mesi fa.
Lo incontrata fuori dalla scuola. Si era piegata per allacciasi una scarpa è mi ha fatto inciampare…non l’avevo vista. Ha alzato lo sguardo e due occhi neri mi hanno trafitto con rabbia.
“Ti chiedo scusa non ti avevo vista….Posso aiutarti?”
Mi porse la mano per farla alzare. Il suo calore mi ha avvolto subito. I minuti passavano e io non riuscivo a togliere né lo sguardo dai suoi occhi freddi, né la mano dalla sua.
Sei mesi…. In cosi poco tempo la mia vita è cambiata radicalmente.
Non andavo più a scuola, non parlavo con nessuno. Ero a sua completa disposizione, tagliato fuori dal mondo che fino a quel momento avevo conosciuto.
Passavamo ore a gironzolare ere la città. A lei piaceva camminare, e io la seguivo. A lei piaceva osservare la gente e ci fermavamo spesso su qualche panchina. Restavamo fremi là, lei a guardare la gente, io a guardare lei.
Non potevo far almeno di guardarla. Sentivo di dovere dormire con gli occhi aperti per non perdere nessun movimento delle sue labbra, nessun respiro…..
Parlavamo tanto. Anzi io parlavo tanto. Le raccontavo la mia vita, quella vissuta e quella immaginata. Lei mi ascoltava, o cosi mi sembrava e solo raramente mi faceva sentire la sua voce.
Qualche debole “lo so”, oppure ”si caro avevo gia sentito questo” .
Mi ricordo la prima volta che mi ha chiamato “caro”. Era passato un mese e stavamo tornado a casa bagnati fino alla pelle da una fredda pioggia autunnale. Non le piaceva usare l’ombrello, e quella fu la prima volta che avevo sentito il piacere delle gocce di pioggia sulla pelle. Avevo cominciato ad amare la pioggia e lei mi ha ripagato con un “caro”.
Quella sera si è fermata a dormire da me.
Quella sera…mi ha fatto sentire la morbidezza delle sue labbra. Mi ha preso per mano e poi mi ha portato nella camera da letto. Mi ha spogliato e mi ha fatto sdraiare sul letto. Avevo freddo e miei capelli erano ancora bagnati, ma le ho obbedito.
Mi sembra di vederla come oggi, con la sua gonna da zingara color bordeaux e il maglioncino in tinta. Se lo è sfilato lentamente e lo ha lasciato cadere pesante sul tappeto. Era nuda, completamente nuda ed è rimasta lì per un po’. Per farsi guardare, per farmi innamorare. La stanza era buia e l’unica luce che me la faceva vedere erano i fanali delle macchine che correvano sotto casa mia.
Dopo un po’ è venuta a sdraiarsi di fianco a me. Sentivo il calore emanato dalla sua pelle, ma non mi attentavo di toccarla. Lei ha preso le mie mani e le ha poggiate sul suo petto. Era piccolo e sodo. Poi mi ha baciato. Ho sentito le sue labbra carnose e poi la lingua che si infilava dentro la mia bocca alla ricerca di una nuova sensazione e lo sentita dire. “fai pure tutto quello che ti senti”.
Quella note i nostro corpi si sono uniti piano, piano per darci il tempo di conoscerci uno con l’altra.
Il giorno dopo abbiamo ripreso le nostre passeggiate e le nostre osservazioni ma lei mi ha chiesto di parlarle della gente. Ho cominciato a raccontarli dei miei parenti, dei miei amici, e lei mi ascoltava e memorizzava tutte le mie parole.
Un altro mese è passato prima che lei mi si offrisse di nuovo. E quella volta è stato tutto diverso. Mi ha preso con forza anche se io non opponevo nessuna resistenza. Lo sentita godere con piccoli spasmi e poi si e lasciata prendere. Ancora e ancora.
Le notti diventavano sempre più lunghe e lei era sempre più passionale. Passavamo sempre più tempo a letto ed ero sempre più ubriaco di lei.
In quei giorni aveva scoperto un altro piacere…la lettura. Le nostre passeggiate finivano sempre in biblioteca, dove lei poteva leggere e osservare. Ogni tanto mi trovavo a girovagare tra le file polverose senza saper come ci ero arrivato, ma poi giravo lo sguardo e la vedevo là, sulla poltrona. E tornavo da lei come un cagnolino che senza il suo padrone è perso.
Tutto questo fino ad una settimana fa.
Faceva freddo e la neve non si era ancora sciolta. Ma nell’aria si sentiva l’odore della primavera. Lei mi ha preso per mano per andare a casa. La sentivo fremere di desiderio. Ma io non volevo rincasare, volevo saziare le mie narici di quell’aria. Mi sono sentito dire “andiamo al cinema, è tanto che non ci vado!” Lei ha mollato piano la presa e incredula si e fermata per guardarmi. Mi ha lasciato fare e siamo entrati in un cinema nuovo con tante luci, troppe luci. Ma lei mi ha lasciato fare.
Quella sera non si è fermata da me.
Il giorno dopo abbiamo ripreso le passeggiate e le osservazioni, solo che adesso io non parlavo più, anche io guardavo la gente che mi passava accanto. E mi sembrava di riconoscerla.
Sei giorni, sei giorni cosi.
Fino a stasera quando l’ho sentita dire “Tutto finisce qua”
Mi gira la testa…sento il mondo che mi gira intorno. Mi sembra di svegliarmi da un sogno. Sto stringendo gli occhi…no, non mi voglio svegliare. Non la voglio perdere, non c’è la faccio a vivere senza di lei.
Sono caduto nella sua rete come una mosca nella rete di un ragno. Mi ha preso, mi ha bendato, e ha cercato di farmi vedere il mondo attraverso di lei.
No, mi ha solo usato.
No, lei sapeva come doveva andava il mondo, lei ha cercato di farmi capire.
No, no sono stato sono una marionetta.
Mi gira la testa, non so cosa pensare, non so pensare…
Il mondo gira sempre più in fretta come per farmi sapere tutto quello che mi sono perso in questi sei mesi.
La nebbia mi avvolge.
Un suono…lo riconosco…sono gomme che strisciano sull’asfalto.
Un tonfo secco.
Il mondo gira sempre più veloce.
Si è fermato…….
