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venerdì, marzo 04, 2005

Il comunismo alla cattedra

Arrivo in aula dell’università dopo 8 ore in ufficio. Mi siedo e mi preparo a prendere appunti.Alla cattedra noto un ometto che mi sembra un bidello, che cerca di accendere e posizionare il proiettore per i lucidi. Ma per l’età, oppure per la “timidezza”, non riesce ad arrivarne a capo.Finalmente si accende, ma è troppo vicino al telo. Dopo vari tentativi c’è la fa. Ma no… Perché adesso una volta appoggiato sopra il foglio trasparente, succede che la scritta è sfocata. Per un po’ cerca la manovella per mettere a fuoco, ma non trovandola decide di avvicinare tutto il baracchino al telo. Un buon samaritano gli fa vedere “da dove” si mette a fuoco, ma a questo punto il telo non è abbastanza basso e il buon samaritano non si disturba più per fargli vedere come si fa ad abbassare il telo. E allora gli si accende una lampadina, corre verso la sua borsa e tira fuori una cartella cicciottella, e la infila sotto i piedini anteriori del proiettore. Vittoria!Adesso mi accorgo che tira fuori il microfono e comincia a parlare…perciò, lui e il nostro docente. La mia curiosità sale, perché l’immagine di questo “signore” fa pensare a tutt’altro che un docente universitario. Dopo solo un paio di minuti in sua compagnia, mi rendo conto di non essermi sbagliata. Infatti, lui qua è un ex contabile che si è messo ad insegnare agli altri (chi sa perché ?!?!?!).Pian pianino scopro non solo una parte della sua vita ma anche il suo colore politico. “La globalizazzione, non è una cosa bella, ma ormai non si può fare altrimenti, dobbiamo adeguarci”.Gli esempi potrebbero continuare, e sinceramente se per tutta la durata del corso dovrò prendere dalle sue parole solo quelle attinente alla materia d’esame…sarà molto difficile studiare!